05 mar 2015

Gondwana: il primo grande continente

imageEsteso continente che agli inizi del Paleozoico comprendeva tutte le terre attualmente presenti nell’emisfero meridionale: America Meridionale, Africa, Australia, India e Antartide. Era separato da un’altra estesa massa continentale posta più a nord (Laurasia) da un bacino oceanico, che verso la fine del Paleozoico si chiuse portando alla collisione i due continenti, i quali formarono così il supercontinente Pangea. Questo processo portò nel Pennsylvaniano e nel Permiano a una serie di cambiamenti climatici, con raffreddamento generale del pianeta che dettero luogo a un’epoca glaciale, i cui effetti sono stati riscontrati in tutti i continenti dell’emisfero meridionale attuale. A partire dal Giurassico, circa 160 milioni di anni fa, il Pangea, e quindi anche il Gondwana, si andò frammentando; quei movimenti, tuttora in atto, sono i diretti responsabili dell’attuale assetto dei bacini oceanici e delle masse continentali.http://www.treccani.it/

Gondwana era dunque un grande regno fiorente "quando la nostra Luna non splendeva ancora", ed il suo popolo costruiva "grandi case di cristallo". Grande importanza veniva data all' astronomia, e ben presto gli "osservatori del cielo" si resero conto che il satellite che illuminava le loro notti, esercitava una forte attrazione, tale da influire sul periodico movimento delle acque. Quasi sicuramente si deve a loro il primo e più grande misuratore delle maree: il Candelabro delle Ande (Di questa misteriosa incisione se ne parla anche nell' articolo sulle linee di Nazca). Si tratta di una incisione rupestre che si trova su una roccia a strapiombo sul mare, a sud di Lima. Essa ricorda vagamente un candeliere a tre braccia, e ciò ne spiega il nome, ma in realtà rappresenta un tridente, e la sua posizione avvalora l' ipotesi che sia servito a misurare le varie posizioni raggiunte dall' acqua durante il flusso e riflusso.

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A questi attenti studiosi del cielo non poteva quindi essere sfuggito che il percorso del loro satellite non consisteva in una ellisse chiusa, ma in una larga spirale che, col passare dei secoli, avrebbe portato fatalmente alla sua caduta sulla Terra. Non a caso, nelle più antiche costruzioni riportate alla luce, nelle caverne, sulle rocce, troviamo disseminato il misterioso segno della spirale, quasi a rappresentare un incubo, un monito o un messaggio. Nel corso degli scavi effettuati a Creta, fu rinvenuto tra i resti del palazzo di Phaistos, la cui età è così remota da rimanere indefinita, uno strano disco di argilla cotta delle spessore di 2 centimetri ed un diamentro di 16, che reca sulle due facce degli ideogrammi disposti a spirale, i quali non hanno niente in comune con l' antica scrittura cretese, mentre sono molto simili ai simboli preistorici brasiliani. Nessuno è riuscito sinora a decifrare completamente il messaggio, ma si ritiene possa trattarsi della storia della caduta di un corpo celeste su Gondwana.

Non potendo ovviamente fermare il corso degli astri, per l 'antico popolo c' era una un' unica via per la salvezza e la sopravvivenza: fuggire dalla Terra "dentro" la Terra! Iniziarono così grandi opere di scavo: gallerie sotterranee che formavano vere e proprie reti di comunicazione, ed in esse caverne e spazi e sale imponenti. Per molti studiosi quelle gallerie hanno rappresentato, e rappresentano, un affascinante mistero archeologico. Ne sono state trovate nell' America Meridionale, a Malta, in Oceania, in Africa, in Asia; sembra addirittura che le isole Haway siano collegate tra di loro da tunnel sottomarini. Il disperato tentativo degli abitanti di Gondwana ci dimostra, oltre ad una naturale estrema lotta per la sopravvivenza, anche un notevole livello di civiltà e preparazione tecnica. Nell' America Meridionale un misterioso tunnel sotterraneo congiunge Lima a Cuzco, l 'antica capitale del Perù, e prosegue poi verso il confine con la Bolivia.

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Secondo alcuni documenti, nel tunnel si troverebbe una favolosa tomba reale, inviolabile a causa di misteriosi trabocchetti mortali. Per un certo periodo si è attribuita la costruzione agli Inca, ma gli studiosi che hanno tentato, a rischio della propria vita, di inoltrarsi nella galleria hanno potuto dimostrare che gli Inca non erano stati gli artefici degli scavi, bensì hanno semplicemente sfruttato ciò di cui conoscevano l' esistenza. All' archeologo Bernardo da Silva Ramos dobbiamo un' altra importantissima testimonianza: a Marajò, isoletta sul Rio delle Amazzoni, rinvenne tra le monumentali rovine di quella che doveva essere stata una grande città, grandi sale sotterranee collegate tra loro per mezzo di gallerie dalle mura di pietra.

Tra i vari reperti, tutti attribuiti ad un' epoca sconosciuta, fa bella mostra di sè una preziosa serie di vasi con disegni che, a prima vista, possono sembrare etruschi! Ed insieme ai vasi, grandi dischi di pietra divisi in sei settori: che siano state tavole per calcoli astronomici? O non piuttosto rudimentali mappe geografiche, con l' indicazione delle varie regioni in cui Gondwana era suddivisa? Oppure la rappresentazione delle più importanti linee di comunicazione sotterranea, tutte convergenti al centro, cioè alla capitale? Se questa ultima ipotesi fosse esatta, rimarrebbe un ennesimo affascinante mistero: quale fu la capitale? Tre nomi si contendono il primato: Ugarit, Tiahuanaco, Agartha (o Agarthi).

Nel 1929 l' archeologo francese Claudel Shaeffer, che stava effettuando ricerche sull' antico popolo dei Cananei, scoprì a Ras Shamra, in Siria, le rovine abbandonate e semisepolte di una città. Dopo i primi scavi, si rese conto che il campo di rovine era formato da 5 strati corrispondenti ad altrettante civiltà. Considerando la posizione geografica del luogo, identificò ben presto che le rovine appartenevano alla città di Ugarit, della quale, già nel 14° secolo a.C., Abimilko, re di Tiro aveva scritto al Faraone egiziano Amenophis IV: "La città regale di Ugarit è stata distrutta dal fuoco". Effettivamente, nel terzo strato di rovine, a circa 4 metri di profondità, sui ruderi dissepolti sono evidenti le tracce di un incendio, ma negli strati inferiori, che risalgono a tempi immemorabili, si notano sconvolgimenti tali che non si possono attribuire nè al fuoco nè ad un terremoto.

Ivar Lissner, archeologo tedesco, tentò con calchi di gesso di ricostruire parzialmente la topografia di Ugarit, e nel suo libro "So habt Ihr gelebt" (Così essi vissero), scrive: " Estesi rioni erano tagliati da strade dritte che s' incrociavano ad angolo retto. Nei cortili si trovavano fontane circondate da muriccioli, coperte da lastroni di pietra rotondi, con un' apertura nel mezzo, protette da piccole tettoie. Le case avevano molte camere, bagni e perfette installazioni igieniche". Tra gli oggetti dissepolti sono stati trovati braccialetti e collane identiche a quelle rinvenute a Creta, nel Caucaso ed in Asia. Diverse tavolette incise a caratteri cuneiformi nella più antica lingua cananea rivelano che, dopo l' immane sciagura, la popolazione non fu mai sicura che, "dopo l' inverno, potesse realmente tornare la primavera". In un papiro egiziano, noto con il nome convenzionale di "Papiro di Harris", si legge: "Il Sud divenne Nord, e la Terra si rigirò".

S. Giovanni, nell' Apocalisse scrive testualmente: "Non c' è più mare: io vidi un nuovo cielo ed una nuova terra, poichè dal cielo era scomparsa l' immensa minacciosa Luna". Ebbene, un' antica leggenda Inca, tramandata da millenni, parla di una spaventosa catastrofe "che distrusse il mondo nel tempo dell' oscurità, quando si adorava Ka-Ata-Killa, la Luna Calante. Allora il nostro paese (l' America Meridionale) era il cuore del mondo. Poi l' Oceano si ritirò e noi non vedemmo più il mare, noi che ai tempi della nostra grandezza, dominavamo le acque di tutta la Terra". Questa leggenda, riferita all' etnologo statunitense L. Taylor Hansen, doveva portare ad una sconcertante scoperta.
Molte ricerche effettuate nelle città morte della Cordigliera delle Ande, quasi tutte a circa 3.500 metri di altitudine, rappresentavano per gli archeologi enigmi inspiegabili.

La più famosa di esse, Tiahuanaco, considerata la città più antica del mondo, o comunque dell' America, sorge a quota 3.800 metri sul livello del mare e domina dall' alto il grande Lago Titicaca, noto per l' alta percentuale salina delle sue acque. Per molto tempo era rimasto incomprensibile come si fossero potuti costruire palazzi le cui porte si aprivano su strapiombi impressionanti e fortezze aggrappate a ciglioni sui quali sarebbe stato assolutamentre impossibile arrivare. D' altra parte i geologi da diverso tempo insistevano nel cercare una spiegazione alla traccia dei sedimenti salini che si trovava circa 2.500 metri sul mare, obliqua all' attuale superficie del lago. Finalmente giunse la risposta a molti interrogativi: Tiahuanaco non era una città alpina, bensì una città di mare e le sue costruzioni "assurde" erano attrezzature portuali, moli, bacini. La linea biancastra, tanto discussa, era stata lasciata dalle acque dell' Oceano, ed il fatto che i sedimenti non siano paralleli alla sponda attuale, sta a significare che il terrificante sconvolgimento non solo sbalzò la terra a 3.500 metri sul livello del mare, ma ne cambiò persino la perpendicolarità rispetto al livello dell' acqua!

Dobbiamo quindi pensare che tutte le civiltà pre-incaiche della Cordigliera delle Ande furono un tempo ridenti località in prossimità del mare, e che i loro abitanti furono costretti ad abbandonarle, per salvarsi la vita, attraverso una fitta rete di gallerie sotterranee. Se ricordiamo l' episodio del Dalai Lama che asseriva di aver raggiunto da Lhasa la Colombia, tramite un tunnel segreto sotto il Pacifico, ritorniamo inevitabilmente nel Tibet. E nel Tibet, sotto la catena dell' Himalaia, dovrebbe trovarsi la favolosa Agartha. L' Agartha è il mistero nel mistero. Là vivrebbero tutt' ora gli eredi dei "Signori del mondo": nella grande città sotterranea sarebbero custoditi tutti isegreti dell' uomo, dalla sua comparsa sulla Terra alla sua ultima ora. Il territorio sacro dell' Agartha comprenderebbe una popolazione di circa 20 milioni di uomini. Essi abitano in quartieri divisi simmetricamente e ripartiti in costruzioni quasi esclusivamente sotterranee.

Oltre al Sovrano Pontefice di Agartha, 5000 Pundit (sapienti), 365 Bagwanda (ministri del culto) e 12 Membri Supremi sovrintendono alla vita pubblica. Le biblioteche, che si trovano nelle gallerie più profonde, sono inaccessibili ai profani, e custodiscono tutte le verità delle arti e delle scienze. Solo il Sovrano Pontefice ed i suoi più fidati consiglieri possiedono la conoscenza del catalogo dei preziosi libri. Questo sostengono Saint Yves d' Alveydre e Jaques Weiss. D' altro canto, Trarieux d' Egmond aggiunge che nei sotterranei di Agartha sono conservati anche studi sulle energie della natura, sulla matematica e sulla chimica, studi ai quali si erano già dedicati gli antichi abitanti di Gondwana. Dunque l 'Agartha esiste realmente? La razza primigenia di Gondwana è ancora tra noi? Quali e quante gallerie e città sotterranee continuano una loro vita così lontana eppure così vicino alla nostra

https://web.infinito.it/utenti/m/mysteryworld/gondwana.html

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