22 gen 2012

Spedizione italiana a Gerusalemme per svelare i segreti dei manoscritti di Qumran

2

Conservare i reperti, fornire i dati tecnici agli studiosi e nello stesso tempo proporre una linea interpretativa di ciò che è stato ritrovato nel sito di Qumran, il tutto senza sicurezze sui fondi a disposizione della ricerca. Sono questi gli obiettivi e il problema di fronte ai quali si trova la spedizione italiana, guidata da Marcello Fidanzio e Riccardo Lufrani, che dal 1 febbraio prossimo sarà a Gerusalemme per studiare i materiali archeologici rinvenuti negli anni '50.

Una ricerca importantissima per l'archeologia e non solo, che a tutt'oggi non ha sponsor e i cui costi gravano sulle spalle degli stessi ricercatori. ''Ho escluso fin dall'inizio di chiedere fondi pubblici, in un momento di crisi come questo'', spiega all'Adnkronos Fidanzio, professore di Ebraico biblico alla Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale a Milano, nonché coordinatore scientifico dell'Istituto di Cultura e Archeologia delle Terre Bibliche di Lugano.

Secondo Fidanzio ''una simile ricerca potrebbe attrarre capitale privato''. Legare una ricerca come quella di Qumran al proprio nome ''per un privato potrebbe essere un ottimo investimento''. Intanto Fidanzio e i suoi colleghi si stanno sobbarcando le spese della missione. ''Per noi - dice - è una grande opportunità di ricerca che ci inorgoglisce e certamente troveremo dei fondi. Ho sempre lavorato così, prima ho cercato di mostrare quello che so fare e poi sono arrivati i fondi''.

Intanto, nell'attesa che arrivi qualche volenteroso sponsor, l'importantissima ricerca ha già preso l'avvio sei mesi fa con un delicato lavoro. ''Abbiamo preparato delle sessioni a Firenze - racconta lo studioso - invitando alcuni tra i maggiori esperti mondiali sull'argomento, con i quali abbiamo cercato di puntualizzare lo stato dell'arte, il metodo e le procedure tecniche che utilizzeremo nella missione. Il nostro compito sarà quello di mettere i reperti in uno stato di conservazione tale da essere avvicinati dagli studiosi in maniera semplice e sicura. Nello stesso tempo dovremo avere tutti i dati tecnici sui reperti che permettano a qualsiasi studioso di verificare o proporre teorie alternative per la comprensione del sito. Infine - spiega - cercheremo di proporre una nostra linea interpretativa''.

Un compito delicato e importante, alla luce soprattutto dell'attenzione che si è focalizzata su Qumran non solo da parte della comunità scientifica, ma anche da parte di molti appassionati di tutto il mondo. ''Negli Stati Uniti - sottolinea Fidanzio - ci sono moltissimi dipartimenti universitari dedicati a questo tema. E la sterminata pubblicistica lo rende un fenomeno oltre che un oggetto di studiò'. Attorno al contenuto dei manoscritti ritrovati a Qumran nel '47, i famosi Rotoli del Mar Morto, infatti, accanto alla ricerca scientifica c'è stato tutto un fiorire di illazioni e leggende. A partire forse dalla stessa storia del loro ritrovamento da parte di un pastorello che, per inseguire una pecora allontanatasi dal gregge, entra in una grotta e trova i preziosi scritti dentro a una giara. Oggi quella storia si confronta con un resoconto che parla piuttosto di un contrabbandiere in cerca di un nascondiglio per il proprio bottino. In ogni caso la scoperta dà il via alle operazioni di scavo, affidate al domenicano francese Roland de Vaux, direttore dell'Ecole Biblique et Archeologique Francaise di Gerusalemme. La pubblicazione dei manoscritti procede talmente a rilento da fare nascere illazioni e perfino una teoria del complotto, ripresa anche da Dan Brown nel 'Codice da Vinci', che vedeva nei Rotoli contenuti scottanti per il Vaticano.

''Quello era un periodo - spiega Fidanzio - in cui i manoscritti non erano pubblici e ognuno poteva speculare su teorie di complotti che si sono rivelati falsi. Per l'archeologia il limite di De Vaux, che ha segnato la ricerca, è stato quello di dare solo una valenza religiosa a Qumran, stabilendo che si trattava di un sito comunitario degli Esseni. Con gli ultimi studi, invece, sono state proposte letture diverse''. Per lo studioso vanno distinte ''tre diverse fasi di Qumran: all'inizio - spiega - era quasi certamente una residenza di tipo ellenistico, c'è infatti un parallelo a livello architettonico con il Palazzo del Governatore di Dura Europos in Siria. Successivamente la natura del sito cambia, e pensiamo che la modifica sia dovuta a un'occupazione di natura religiosa ebraica, con tutta probabilità anche essena. Poi, nel 68 d.C. arrivano i romani''. Resta da scoprire dunque quello che succede a Qumran tra la seconda meta del I secolo a.C. e l'arrivo dei romani. ''Le ipotesi sono delicate - sottolinea Fidanzio - speriamo che la ceramica possa darci una chiave di lettura più precisa, alla luce degli ultimi studi sugli altri siti della zona (Gerico, Masada...). Anche una nuova analisi delle monete dovrebbe dare un contributo''. Un lavoro che si prospetta lungo. ''A febbraio - racconta - abbiamo una prima sessione intensiva di due settimane, ma per me e i collaboratori più stretti durerà invece un mese. Poi torneremo alle nostre sedi dove continueremo a studiare. Certo - conclude - essendo un dossier molto atteso, speriamo di iniziare a pubblicare i primi risultati al più presto, anche se i tempi li detterà la serietà del lavoro''. http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cultura/Archeologia-missione-italiana-cerca-sponsor-per-svelare-i-misteri-di-Qumran_312884181102.html

Nessun commento:

Posta un commento

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...