12 dic 2011

Quando nacque Gesù?

I vangeli di Matteo e Luca offrono alcuni dati. Il primo ricorda che vide la luce a Betlemme al tempo di Erode, re della Giudea. Il quale, stando alla narrazione dei fatti, era ancora vivo. Luca, con un racconto totalmente diverso, rammenta che sotto Erode nacquero Giovanni il Battista e, sei mesi dopo, Gesù. In base al calcolo del monaco Dionigi il Piccolo (V-VI secolo), che introdusse il computo degli anni dalla venuta di Cristo, il Salvatore sarebbe diventato uomo nel 753° anno dalla fondazione di Roma. Ma il religioso commise un errore. Erode, stando allo storico Giuseppe Flavio e a quanto scrisse nelle sue Antichità Giudaiche (XVII, 191 e 213), scomparve tra un'eclisse totale di luna e una Pasqua. Ora, sappiamo che nel 5 a. C. vi furono appunto due eclissi totali; una parziale si verificò nel marzo del 4 a. C., e di nuovo una totale nell'1 a. C. Per questo si presume che il re morisse nel 4 a. C., poco prima della Pasqua. Quindi Gesù nacque prima del 4 a. C.
 E il giorno? Si è ripetuto che non lo conosciamo con precisione. Le ipotesi non sono mancate e nemmeno i primi cristiani sembrano essere d'accordo. Le Chiese orientali lo fissano il 6 gennaio, le occidentali il 25 dicembre. Si giustificava l'incertezza ricordando che la nostra tradizione avrebbe cominciato a festeggiare il Natale il 25 dicembre dopo il Concilio di Nicea (325), quando il cristianesimo si diffuse grazie alla libertà di culto. Soppiantava, di fatto, la festa del Sol Invictus nel mondo del paganesimo agonizzante. La vera luce diventava Cristo.
 Gianantonio Borgonovo, docente di teologia ed esegesi del primo testamento presso la Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale, dottore dell'Ambrosiana e canonico del Duomo di Milano, traduttore dall'ebraico per la Bibbia Cei del 2008, sta terminando complesse ricerche su calendari e computo del tempo nel mondo antico. Verranno pubblicate tra non molto. Si è imbattuto in dati che possono recare chiarimenti alla annosa discussione riguardante il natale di Gesù. La prima osservazione, sottolinea Borgonovo, è la seguente: «Il 25 dicembre e il 6 gennaio fanno riferimento alla stessa data, ovvero il 25 di Tevet del calendario ebraico». «Il 25 dicembre - prosegue - sarebbe la trascrizione popolare del giorno ebraico, mentre il 6 gennaio ne sarebbe l'equivalente preciso». Certo, il calendario allora in uso nel mondo latino era quello giuliano, in vigore sino al 1582. Papa Gregorio XIII, d'accordo con gli scienziati dell'epoca, decise di «saltare» i giorni dal 4 al 14 ottobre di quell'anno per riordinare il computo del tempo. Da quel momento la riforma creò una duplicazione di date del Natale. Borgonovo aggiunge: «Ho confrontato il calendario ebraico dal 10 a. C al 10 d. C.: ebbene un solo anno presenta l'equivalenza del 25 di Tevet con il 6 gennaio. Precisamente è il 3756 dalla creazione del mondo secondo il computo ebraico. È il nostro 5 a. C.».
 È possibile anche individuare, per monsignore, seppur approssimativamente, il momento in cui nacque Gesù: «Il calendario giuliano stabilisce l'inizio del giorno a mezzanotte; per quello ebraico comincia con il tramonto del sole, grosso modo alle 18. Si può dunque dire che nell'anno 5 a. C., il 25 di Tevet iniziasse intorno alle 18 del 5 gennaio e terminasse attorno alle 18 del 6 gennaio. Era un giovedì». Detto in soldoni, l'equivalenza tra il 25 di Tevet e il 6 gennaio è solo per le ore dalla mezzanotte alle 18 del giorno dopo. Gesù sarebbe nato in questo arco di tempo. Il lavoro di Borgonovo costituisce l'ultimo di un'infinita teoria. Gerolamo Cardano mezzo millennio fa scrisse un Oroscopo di Cristo (c'è una traduzione da Mimesis) ed ebbe più guai che consensi. Ora, un gruppo formato tra gli altri da un archeoastronomo dell'osservatorio di Brera e da un'astrologa, ha compiuto ricerche sulla data di nascita e di morte di Gesù. Una combinazione di pianeti spiegherebbe l'apparizione della cometa.
http://www.corriere.it/

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