11 set 2011

Svelato codice della Gioconda

La Basilica di San Pietro e il lago di Nemi, San Cristoforo e Romolo e Remo, il tempietto del Bramante e il dio romano bifronte Giano: sono questi i simboli che Leonardo da Vinci ha nascosto, per oltre mezzo secolo, nel piu' enigmatico dei suoi capolavori, la Gioconda. Parola di Scott Lund, scrittore investigativo di Los Angeles che - sulle orme del fortunato romanzo di Dan Brown - ha presentato a Roma il frutto dei suoi anni di studio: il "Codice Monna Lisa". Lund ha scelto non a caso la capitale: da qui - e non da Firenze, come tramandato dalla vulgata ufficiale - l'idea della Gioconda prese corpo sulla tela di Leonardo, almeno secondo la sua tesi. L'opera sarebbe stata dipinta prima del 1503, data tradizionalmente indicata dagli storici, e conterebbe una "precisa mappa" geo-simbolica che unisce idealmente cristianesimo e paganesimo, rappresentati dal Vaticano e dal lago di Nemi. Sulla traiettoria di questa linea, che corre da nordovest a sudest, si staglia il tempietto del Bramante, realizzato sul Gianicolo, il colle sacro al dio romano bifronte Giano ma anche il luogo ove San Pietro subi' il martirio nel 67 dopo Cristo. Monna Lisa, secondo l'esperto americano, incarna la personificazione del tempietto; Bramante e Da Vinci avrebbero ideato assieme i due progetti, iniziandoli a realizzare contemporaneamente durante la loro permanenza nella capitale.

Ecco i punti cardinali del Codice Monna Lisa di Scott Lund 
- LA RICERCA DELL'ANIMA CONDIVISA: Leonardo, secondo Scott Lund, "era intrigato dall'idea che la madre e il bimbo che porta nel grembo condividano una stessa, singola anima. Su questo tema lascio' degli scritti e i suoi tentativi di afferrare il mistero dell'anima condivisa erano forse alla base delle autopsie che effettuo' su feti e uteri". Lungi dall'essere il ritratto di una donna mortale, la Gioconda sarebbe quindi l'emblema del mistero della Vita nascente, che Da Vinci scelse di raffigurare attraverso la simbologia del dio romano Giano. "Ispirandosi alla dualita' di Giano, Da Vinci riusci' a realizzare la rappresentazione pittorica di due corpi come una sola entita' metafisica". Questo, secondo lo scrittore, spiegherebbe le fattezze androginiche della Gioconda.
- IL TEMPIETTO SUL GIANICOLO E L'"AMICO" BRAMANTE: Il Gianicolo, sulla sponda destra del Tevere, deve il suo nome alla divinita' romana degli inizi e della fine, il custode dei passaggi, il bifronte Giano. Su questo colle, secondo la tradizione cristiana, l'apostolo Pietro subi' il martirio nel '67 d.C. Fu qui, intorno al 1502, che Donato Bramante inizio' la realizzazione del tempio che porta il suo nome, noto come San Pietro in Montorio. Il progetto prevedeva una struttura circolare, in omaggio all'assunto fondamentale dell'Umanesimo rinascimentale, quello di arrivare a una nuova 'sintesi' dell'interpretazione dell'universo attraveso la conciliazione tra antico e moderno: di qui il simbolo del cerchio, richiamo all'universo armonico, al 'centro' - punto fisso e assoluto - fondatore di un cosmo. La stessa filosofia, secondo Lund, ispira il dipinto della Gioconda, che "personifica" il tempietto. Leonardo e Bramante, afferma lo scrittore, erano amici e iniziarono le due opere contemporaneamente mentre si trovavano entrambi a Roma.
- GIANO BIFRONTE: la sua simbologia e', secondo Lund, il filo conduttore della Gioconda. Il nome stesso del soggetto, afferma lo scrittore, origina - se anagrammato - le parole latine 'Anima Sol', o 'Anima di Giano', visto che il mito del dio Sole altro non fu che l'evoluzione dell'arcaico dio Giano. Con la Monna Lisa, sostiene Lund, Da Vinci avrebbe realizzato l'effetto di trasformare chi la osserva in Giano, la divinita' bifronte che guarda contemporaneamente in due direzioni.
- LA LINEA VATICANO-NEMI: Leonardo utilizzo', secondo l'esperto americano, i due estremi della religione: il cristianesimo e il paganesimo. Il primo sarebbe "centrato" nella Basilica di San Pietro mentre il secondo troverebbe localizzazione nel lago di Nemi, sede del culto di Diana, divinita' della caccia ma anche dea 'levatrice' e protettrice delle nascite. Il Vaticano e Nemi sarebbero uniti da una linea, che corre da nordovest a sud est, lunga 29,5 chilometri e inclinata di 45 gradi, che interseca il Gianicolo, su cui sorge il tempietto del Bramante.
- SAN CRISTOFORO CON GESU' BAMBINO ALLA FONTE EGERIA: lo sfondo alla destra della Gioconda rappresenta, secondo lo scrittore, la leggendaria fonte Egeria, consacrata all'omonima ninfa, anch'essa - come Diana - venerata in qualita' di protettrice delle nascite. La fonte sarebbe stata nell'antichita' meta di pellegrinaggio delle donne incinta. Scott Lund afferma che la formazione rocciosa che si intravede di lato "ha l'apparenza di San Cristoforo che traghetta sulle sue spalle Gesu' bambino nell'esatto punto che corrisponde alla fonte Egeria".
- IL TEVERE CON ROMOLO E REMO NELLA CESTA: il paesaggio alla sinistra della Gioconda riproduce, per Scott Lund, una porzione del Tevere dove Romolo e Remo avrebbero navigato, in una cesta di vimini affidata alla corrente, prima di essere trovati dalla lupa. Entrambi gli sfondi dietro Monna Lisa sarebbero, dunque, ispirati al tema della nascita: lo stesso che si cela dietro l'enigma della Gioconda, plastica raffigurazione di una "singola anima condivisa tra la madre e il bimbo non ancora nato". (AGI)

1 commento:

  1. La Gioconda è il ritratto di Pacifica Brandani amante di Giuliano de Medici a breve il VERO CODICE DA VINCI di Agostino de Santi Abati

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