25 mar 2011

Si realizzerà il viaggio al centro della Terra

"Non ci aspettiamo di trovare dinosauri" ride al telefono Damon Teagle, lo scienziato del Centro nazionale di oceanografia dell'università di Southampton deciso ad aprirsi una strada verso il centro della Terra. "Ma Giulio Verne è l'ispiratore di molta della nostra passione". Teagle e la collega Benoit Ildefonse del Centro di geoscienze dell'università di Montpellier guideranno il consorzio europeo di 24 paesi (fra cui l'Italia) Ecord, pronto ad attraversare con una trivella la crosta terrestre e a toccare per la prima volta il mantello.

"Siamo andati sulla Luna, ma non abbiamo mai superato i 2 chilometri sotto terra" spiegano i ricercatori su Nature presentando la loro missione che punta ad arrivare a 6 chilometri. Tra le profezie scientifiche di Giulio Verne, quella del viaggio nel cuore del pianeta spicca per la sua irrealizzabilità. A 300 gradi di temperatura e una pressione di 21 milioni di chili al chilometro quadrato, solo una trivella e non certo un uomo può pensare di affacciarsi. Superando lo strato esterno della Terra - la crosta - l'occhio di Ecord getterà per la prima volta uno sguardo sul livello intermedio - il mantello - e raccoglierà campioni di roccia. "Per la scienza sarà un tesoro prezioso quanto le rocce lunari raccolte dalla missione Apollo" spiegano Teagle e Ildefonse.

I ricercatori non si fanno illusioni sui tempi. Il mese prossimo partirà una missione per raggiungere il record attuale di profondità (2.111 metri sotto al
fondale marino) in un punto del Pacifico orientale al largo del Costa Rica. "Ma per toccare il traguardo del mantello ci siamo dati la scadenza di fine decennio" spiega Teagle. "Le tecnologie usate in Islanda nel settore geotermico ci permettono di lavorare a 300 gradi. Le sfide principali nascono dalla pressione enorme, dalla necessità di trovare materiali resistenti per la punta delle trivelle e lubrificanti efficienti". Per lo scavo sono stati ipotizzati tre punti nel Pacifico: a est del Messico, a est del Costa Rica o alle Hawaii. "Sotto al mare - spiega Teagle - la crosta terrestre è più sottile e basta scavare 6 chilometri per raggiungere il mantello". In corrispondenza delle terre emerse invece la crosta ha uno spessore di almeno 30 chilometri. "Dobbiamo scegliere un punto vicino ai crinali sottomarini, ma non troppo: lì la crosta si forma continuamente ed è più sottile, ma le temperature sono anche più alte" dice il ricercatore inglese.

Lo scavo verrà effettuato dal ponte di una nave: il gigante giapponese Chikyu, 210 metri di lunghezza, 56mila tonnellate di stazza e una specializzazione in trivellazioni a grandi profondità per studiare i terremoti. Non ci sarà bisogno di gettare ancore: "La nave - spiega Benoit Ildefonse - ha un sistema di "posizionamento dinamico" che le permette di restare immobile sulla verticale del foro, che avrà un diametro di 6 centimetri. La trivella ha una parte cava al suo interno per far risalire il materiale di scavo. Per raggiungere il mantello dovremmo costruire trivelle più grandi delle attuali, e quindi trovare materiali più leggeri".

La missione di Ecord che salperà il 13 aprile per restare in mare fino al 3 giugno, cade a 50 anni esatti dal primo tentativo di raggiungere il mantello terrestre. Il progetto Mohole, ideato da Harry Hess, uno dei padri della tettonica a placche, prese il largo a marzo del 1961 sventolando la bandiera della National Science Foundation americana. Raggiunse lo specchio di mare di fronte a Guadalupe, in Messico, ma si arenò a soli 183 metri di profondità a causa di difficoltà tecniche, spese fuori controllo e dissidi sulla leadership. John Steinbeck, a bordo della nave, raccontò la missione fallita su Life del 14 aprile 1961. Oggi, con un'esperienza di mezzo secolo di trivellazioni petrolifere, i ricercatori hanno la chiave per diventare, come gli esploratori di Verne, "gli scienziati più felici del mondo". http://www.repubblica.it/

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