09 mar 2011

Italiani a caccia di buchi neri

Il nuovo cacciatore europeo di buchi neri sta nascendo sotto la guida italiana. L’agenzia spaziale Esa ha selezionato da 47 candidati quattro missioni cosmiche (Loft, Echo, Marco Polo-R, Ste-Quest) nell’ambito del suo programma Cosmic Vision e tutte vedono gli scienziati del nostro Paese in buona posizione. Tra queste sarà scelta la spedizione vincente da lanciare nel 2020. Intanto i ricercatori devono condurre uno studio di approfondimento che servirà nella valutazione finale.

Il cacciatore di buchi neri è il satellite Loft da Large Observatory for X-Ray Timing ed è frutto della collaborazione di astronomi dell’Inaf (Istituto nazionale di astrofisica), di fisici dell’Infn (Istituto nazionale di fisica nucleare), dell’Asi, della Fondazione Bruno Kessler e di Thales Alenia Space come potenziale costruttore. Uno sforzo notevole come si vede che è integrato da ricercatori di centri e università di altri Paesi: dalla Germania alla Gran Bretagna, dalla Grecia all’Irlanda, dal Brasile agli Usa, da Israele alla Turchia, alla Polonia. L’obiettivo è realizzare un veicolo spaziale per rilevare i raggi X emessi dai processi che accadono intorno ai buchi neri e alle stelle di neutroni. Questo consentirà di indagare meglio le condizioni dei grandi astri quando sono nelle ultime fasi della loro esistenza. Un buco nero, ad esempio, risucchiando la materia circostante la riscalda al punto da emettere raggi X e fornire quindi la prova indiretta dell’esistenza del mostro cosmico in azione.

Rispetto a tutti i satelliti astronomici finora costruiti Loft presenta un vantaggio notevole perché dispone di un occhio di grandezza mai raggiunta: 20 metri quadrati; cioè venti volte maggiore rispetto a oggi e che si aprirà una volta che il veicolo avrà raggiunto la sua orbita. Gli scienziati che guidano il programma sono Marco Feroci e Luigi Stella dell’Inaf. I rilevatori giungono invece dalla sede Infn di Trieste e discendono da quelli realizzati per il grande acceleratore Lhc del Cern di Ginevra, specialità nella quale i ricercatori italiani hanno raggiunto un livello internazionale altamente competitivo. Nel campo dell’universo violento (raggi X e gamma) i nostri studiosi hanno una tradizione che risale alla scuola milanese di Beppo Occhialini e poi sviluppata con satelliti dell’Asi come BepoSax e Agile più altre numerose partecipazioni a satelliti di questo tipo europei e americani.http://www.corriere.it/

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