23 gen 2011

La mummia ANKHPAKHERED

Neppure un modernissimo esame medico e' riuscito a sciogliere il mistero di Ankhpakhered, sacerdote del dio egizio Min, la cui mummia, conservata al Museo Civico Archeologico e Paleontologico di Asti, e' stata sottoposta a una tac all'ospedale.
I risultati, presentati al palazzo della Regione Lombardia dall'assessore alla Sanita' Luciano Bresciani, fanno nascere dubbi sul fatto che la mummia sia proprio quella del sacerdote.

L'unica cosa certa rimane quella dell'autenticita' del sarcofago, risalente al periodo tra la XXII e la XXIII dinastia (945-715 a.C.).

Con ogni probabilità la mummia contenuta nel sarcofago del sacerdote Ankhpahered non è il religioso, anche se resta tutto da stabilire chi possa essere. A svelare la presenza dell'impostore è stata una moderna Tac fatta sulla mummia risalente al 3000 a.C. con una tecnica spirale e un apparecchio a 16 strati.

La tac spirale total body a strato sottile e con ricostruzione tridimensionale computerizzata, utilizzata per la prima volta in Italia ha rivelato segni di usura sul corpo, ad esempio agli arti inferiori, che fanno supporre si trattasse di una persona dedita a lavori fisici usuranti piuttosto che un sacerdote; in piu', il corpo non e' adornato con i tipici amuleti e il bendaggio e' stato sicuramente alterato. Le 2.950 immagini prodotte sono servite per una ricostruzione in 3D che ha rivelato una serie di sorprese. Non solo, infatti, le bende della mummia non riportano il nome del defunto e mancano completamente gli amuleti che avrebbero dovuto accompagnare il suo viaggio nell'aldilà. Il suo scheletro, pur integro, è parzialmente scomposto e il fulcro è formato non tanto dalle 24 vertebre mobili (tutte presenti) ma da 21 canne, probabilmente di papiro, che sorreggono il cranio. Una tecnica che fa pensare piuttosto a uno scheletro ricomposto su una barella e poi fasciato.

Inoltre, la parte inferiore presenta segni di artrosi. L'ipotesi è che la mummia lavorasse sforzando soprattutto le gambe. Difficile quindi che si tratti del sacerdote del dio Min, protettore della fecondità, di cui racconta il sarcofago datato fra la XXII e la XXIII dinastia, cioè fra il 945 e il 715 Avanti Cristo.

«Il sarcofago e il corpo - ha spiegato l'egittologa Sabina Molgora alla presentazione dei dati nella sede di Regione Lombardia - raccontano due storie diverse». Ora dall'incontro dei dati si cercherà di capire come le loro storie si incrociano: se il sarcofago è servito per una nuova sepoltura egizia, come a volte accadeva per risparmiare, se Ankhpahered è stato rubato e sostituito, magari per venderlo a qualche collezionista. Per questo i fautori del "Progetto Tac" ora vorrebbero esaminare la mummia col Carbonio 14 e stabilire il periodo della morte.
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