26 gen 2011

La fine del mondo tra calcoli e probabilità

Ogni cultura e civiltà ha cercato di esorcizzare la paura della conclusione di tutto quello che conosciamo cercando di immaginare la sua collocazione temporale, come per illudersi che si tratta di un evento remoto e che in qualche modo non ci riguarda direttamente. Ora la scienza si applica a stabilirne in qualche modo la data, utilizzando il metodo matematico.

Si è cimentato nell'impresa il fisico Willard Wells, del California Institute of Technology, autore tra l'altro di una teoria quantistica del maser e di un meccanismo capace di interrompere la rotazione dei satelliti artificiali una volta in orbita. Lo scienziato si è dedicato ad elaborare una sorta di equazione da cui calcolare ''quanto la specie umana sopravvivrà'' e ha spiegato la sua teoria a Roma, nella giornata conclusiva del Festival delle Scienze 2011.

La premessa sta nel fatto che tutto, persone, animali o cose, è destinato a durare per un certo periodo di tempo e che questa "vita media" è in linea di massima prevedibile. Gli umanoidi come l'Homo erectus o l'Homo sapiens sono sopravvissuti migliaia di secoli, nonostante pericoli e malattie. Questo - secondo Wells - significa che, l'ambiente Terra, per quanto ostile, è stato propizio alla specie umana. Se si comincia a parlare di rischio di estinzione per il genere umano, questo deriva da una serie di condizioni che noi stessi abbiamo originato: Insomma, spiega lo scienziato, ''i pericoli maggiori per la sopravvivenza del genere umano sono quelli creati da noi''.

Ci sono poi alcuni rischi in qualche modo calcolabili, come i limiti delle risorse e la crescita demografica, ma ce ne sono anche altri in grande misura imprevedibili, tra cui le ricadute dei cambiamenti climatici, o quelle dell'ingegneria genetica, o fattori come il vulcanismo e le sue conseguenze, o a un eventuale spopolamento dell'emisfero nord a causa di un inverno nucleare, o anche l'estrema possibilità di una scienza che, impazzita, produca consapevolmente o inconsapevolmente un virus o un agente simile in grado di annientare la specie umana. ''Solo nel 1931 - spiega il fisico - nessuno poteva prevedere questi pericoli. Così, oggi, il vero rischio per l'umanità potrebbe venire da qualcosa di oscuro, inimmaginabile''. Nel XX secolo i rischi antropici sono aumentati in maniera vertiginosa, tanto che oggi le probabilità che la nostra specie sopravviva a lungo temine sono circa sette contro tre''.

''La specie umana si potrebbe salvare? '', si chiede Wells. La risposta è, tra il serio e il faceto, che questa salvezza è possibile, magari grazie all'intervento di un supereroe, o forse anche grazie a un cataclisma tremendo di qualsiasi tipo, che riduca di molto il numero di persone sulla terra e quindi il prelievo di risorse dal pianeta e la quantità di emissioni… Insomma, in un mondo per gran parte libero dall'uomo - è la provocatoria tesi di Wells - i pochi rimasti potrebbero garantire la sopravvivenza della specie umana. http://www.tgcom.mediaset.it/

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