22 dic 2010

Il Natale e le sue origini pre-cristiane

La notte del solstizio d’inverno il buio trionfa sulla luce e nell’attimo esatto del suo trionfo si ritrae per aprire le porte al nuovo Sole che nasce… Sembra un enigma, eppure riassume un rito inalienabile e antico come la nascita della terra.
Il 21 dicembre, si sa, inizia l’inverno. E’ la notte più buia e lunga dell’anno. In quel giorno, la luce del Sole è al suo minimo e muore in fretta, costretta a fare spazio al buio che incombe minaccioso. In quel giorno, da tempo immemorabile si celebrano le nozze della notte più lunga con il giorno più breve. E’ il trionfo di una sola notte, però. Perché il giorno dopo e quelli successivi vedranno la luce risalire pian piano e riacquistare minuti sul buio fino all’equinozio di primavera quando la durata del giorno e della notte sarà la stessa. Dunque, il 21 dicembre inizia sì l’inverno; ma è proprio da questa data in poi che il Sole rinasce pian piano e le giornate ricominciano ad allungarsi (così come il giorno del solstizio d’estate – contrariamente a quanto si crede - annuncia il lento ritrarsi della luce del sole, visto che da quel giorno in poi le giornate si accorciano…).

Presso i Romani si celebravano i Saturnalia, in onore di Saturno. I festeggiamenti andavano dal 17 al 23 dicembre ed erano giorni di festa ed allegria anche per gli schiavi. L’imperatore Aurelio tra il 270 e il 275 d.C. fuse insieme una serie di feste pagane legate al solstizio in un’unica festa da celebrarsi il 25 dicembre detta: “Il compleanno del Sole invitto”. All’epoca il culto di Mitra e il Cristianesimo si contesero il primato fino al quarto secolo, quando il Cristianesimo venne dichiarata nuova religione ufficiale.

ALBERO DI NATALE
E’ una tradizione che viene fatta risalire all’antico rito pagano del ceppo: a partire dal solstizio d’inverno veniva fatto bruciare un ceppo di legno per propiziarsi il ritorno del sole. Si sceglieva il ceppo più bello, preferibilmente di quercia e veniva arso di fronte a tutta la famiglia. Simboleggiava la fine di un ciclo (simbolicamente si bruciava il passato) e l’inizio del nuovo: le scintille che salivano al cielo erano richiami per i giorni prossimi di luce e la cenere, simbolo di fertilità, veniva sparsa sui campi per propiziarsi il raccolto.
Il nostro albero di Natale ha sostituito l’antico ceppo: le scintille di fuoco sono sostituite dalle lucette; le palle e le decorazioni sono speranze di prosperità, l’abete sempreverde è simbolo di rinascita e i fili d’oro e d’argento sono i capelli degli Angeli. L’albero è anche simbolo della manifestazione divina nel cosmo (nella tradizione cristina c’era l’Albero Cosmico) e le sue luci simboleggiano la luce di Cristo che illumina l’umanità.

L’usanza del vischio durante il Natale risale ad antiche tradizioni celtiche. Era una pianta sacra ai druidi, considerata discesa dal cielo, figlia del fulmine, e quindi emanazione divina. Equiparato alla vita attraverso la sua somiglianza allo sperma, ed unito alla quercia, il sacro albero dell'eternità, questa pianta partecipava sia del simbolismo dell'eternità che di quello dell'istante, simbolo di rigenerazioni. Ancora oggi baciarsi sotto il vischio è un gesto propiziatorio di fortuna e, in alcune località della Gran Bretagna, la prima persona a entrare in casa dopo il solstizio d’inverno deve portare con sé un ramo di vischio. http://www.ekidiluce.it/

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