15 ago 2010

Gli Ufo sono getti di ultramateria

Gli Ufo esistono. A confermarlo non sono visionari patiti di fantascienza, ma uno scienziato italiano prestato alla Nasa. Una ricerca approfondita, frutto di anni di osservazione.
Il fenomeno in questione, sia chiaro, non è quello degli «oggetti volanti non identificati». Certo, gli Ufo scoperti da Francesco Tombesi, il ricercatore italiano, «volano», quasi alla velocità della luce, e fino a oggi erano stati solo parzialmente «identificati», ma non sono «oggetti», bensì «getti». Gli «Ultra Fast Outflows», ecco spiegato l'acronimo Ufo, sono infatti getti ultrarapidi di materia altamente ionizzata, espulsi a decine di migliaia di chilometri al secondo dai buchi neri supermassicci che si trovano al centro delle galassie con nucleo attivo. È lo stesso Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) a rendere noto i due articoli firmati dall'astrofisico italiano Francesco Tombesi, che lavora negli Stati Uniti, alla Nasa. Una delle due ricerche è stata pubblicata sull' Astrophysical Journal e l'altra è in via di pubblicazione su Astronomy and Astrophysics. È la conferma di un fenomeno che per anni non si era mai riusciti a spiegare. I getti di materia, chiamati Ultra Fast Outflows (Ufo), osservati da Tombesi vengono espulsi quasi alla velocità da giganteschi buchi neri che si trovano al centro delle galassie con nucleo attivo. «È da qualche anno che se ne osservavano alcune evidenze - ha osservato Tombesi - ma molti astrofisici erano ancora scettici. Ora, grazie alla nostra analisi sistematica, per la prima volta siamo riusciti a mettere un punto fermo. E a dimostrare l'esistenza del fenomeno». Per arrivare a questo risultato, Tombesi ha analizzato lo spettro di galassie dal nucleo attivo distanti centinaia di milioni di anni luce dalla Terra, utilizzando i dati raccolti dal satellite Xmm-Newton dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa). Altri dati, in via di pubblicazione, provengono dal satellite giapponese Suzaku. I getti sono composti da plasma ionizzato: atomi di ferro ai quali sono stati strappati quasi tutti gli elettroni, fino a lasciarne uno o due appena, come fossero atomi d'idrogeno o di elio. L'interesse scientifico di questo fenomeno è notevole: «l'esistenza degli Ufo - ha osservato il ricercatore - ci permette di spiegare il cosiddetto feedback, cioè l'interazione fra il buco nero supermassiccio e la galassia ospite». Non solo: la spaventosa velocità di espulsione fa sì che, quando questi venti sono spinti dall'emissione X dei buchi neri in direzione della Terra, la lunghezza d'onda dell'emissione appaia contratta. Generando così uno «spostamento verso il blu», il blueshift, rispetto al più comune redshift osservabile nelle sorgenti che si allontanano da noi.  http://www.iltempo.it/

1 commento:

  1. Ci mancava questa scientifica spiegazione su gli Ufo.Si vede che il ricercatore Trombesi non ha mai visto un vero UFo.Una sera del 1975 alle ore 22,30 ero nella mia campagna a Poggiorenatico (vicino al Radar NATO ) e insieme altri 3 ho visto in lontananza due ufo rossi che ci venivano incontro a bassa quota non più di 200m.Poi uno a deviato verso il mare e l'altro ci è venuto incontro a bassa velocità.Quando ci ha sorvolato perse la luminosità rossa e divenne un corpo opaco color ruggine.Aveva un grande oblò al centro e 3 semicerchi ai lati circonferenza,era silenzioso e non emetteva alcuna scia.Era un vero aeromobile non di questa terra.

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