24 ago 2010

Antonello Venditti e il disco Volante

Un testimone speciale per un avvistamento speciale. Antonello Venditti racconta al 'Corriere.it' di essere uno dei pochi fortunati ad aver avuto un contatto ravvicinato con gli extraterrestri.
"Da bambino vidi un disco volante che lanciava manna. Ero a Roma, a Villa Paganini con la mamma. Quando arrivò il mistero di 10 metri di diametro Appena sopra la testa sua e quella di sua madre, l’oggetto era incombente e di forma inquietante: «Un disco grande, avrà avuto un diametro di dieci metri. Nella parte inferiore c’erano tre appendici a forma di ventosa, mentre in alto, dove era visibile una cupoletta che assomigliava a un grande bitorzolo, si notava un oblò...". Il cantante romano non scorderà mai quella domenica mattina di primavera di un anno che la memoria non fissa dal punto di vista numerico ("Io sono del 1949, avrò avuto cinque o sei anni..."), salvo lasciargli immagini nitide. Venditti rimase ovviamnete sorpreso dell'evento inaspettato. "L’oggetto si manifestò: dondolante, eppure stazionario nella posizione. Rimase lì a lungo e dopo un po’ liberò dei filamenti bianchi: parevano manna. Come andò via? Sparì all’improvviso. La mamma rimase impassibile e pure dopo non disse una parola. Anch’io stetti zitto, la sensazione era che tutto fosse anomalo e, al contempo, ... normale".

Dopo aver studiato l''evento, Venditti ricollega il tutto ad una manifestazione di una miriade di Ufo del 27 ottobre 1954 sopra lo stadio di Firenze durante la partita di calcio Fiorentina-Pistoiese (e pure quella volta discese una sostanza strana, la "neve dei dischi volanti"), Ma il romano di episodi strani ne ha avuti anche altri. "Una volta tornavo con papà da una partita di calcio. Sarà stato il 1960, suppergiù. Erano le 17, sopra una vallata. Apparve una sfera di fuoco, un secondo sole, un sole gemello troppo distante dall’originale perché si potesse parlare di un fenomeno naturale". L’altro episodio, invece, ci sposta al 1982. Antonello è già affermato, è un divo della musica che gira per tenere concerti. "Erano le 3 del mattino, ero dalle parti di Lucca. Tornavo in auto verso l’hotel assieme al mio tecnico del suono. Eravamo in un bosco e cercavamo una villa bellissima che sapevamo essere vicina all’albergo. Ma non c’era verso di trovare la strada: fummo colti da una sensazione di disorientamento. Eravamo lì, a girare senza costrutto: non se ne veniva a capo. La strada, mentre la percorrevi, si "formava" di nuovo: prigionieri di un labirinto e del tempo".

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