13 lug 2010

Il codice segreto di Platone

Un codice nascosto negli scritti di Platone. Il Simposio, la Repubblica e l'Apologia di Socrate potrebbero celare l'altro volto del filosofo greco: un seguace di Pitagora convinto che fossero i numeri e non Zeus a governare l'universo.

Matematica, musica e simbologia sono gli elementi usati per realizzare il cosiddetto "codice Platone". Gli scritti del filosofo sarebbero un mezzo per traghettare altre teorie, o meglio per scrivere concetti a quei tempi "proibiti". E Platone conosceva bene i rischi: il suo maestro, Socrate, fu processato e condannato a morte con l'accusa di aver offeso gli Dei con le sue teorie.

A decifrare il presunto Codice Platone, John Bernard Kennedy, matematico e professore di filosofia delle scienze al dipartimento per la
Storia della Scienza dell'università di Manchester. Attraverso la sticometria avrebbe individuato il modo attraverso il quale Platone avrebbe inserito messaggi segreti nelle sue opere. I risultati della sua ricerca sono stati pubblicati il 28 giugno nelle sue pagine personali e sulla rivista Apeiron.

Teoria affascinante che scatena la fantasia degli appassionati del Codice Da Vinci, reso celebre da Dan Brown. Ma in Italia c'è chi contesta la teoria o meglio avverte: dopo il Codice da Vinci è scoppiata una sorta di moda, voler vedere a tutti i costi codici dagli scritti dei grandi pensatori può ridursi a una forma di "guardonismo".

La teoria del Codice Platone. J. B. Kennedy ha misurato la lunghezza delle opere di Platone (sticometria) calcolando il numero di linee che le compongono. «Gli scritti sono organizzati in linee di 35 caratteri, senza spazi o segni di punteggiatura» spiega il professore. Il passo successivo è stato quello di calcolare il numero di linee di cui si compongono i dialoghi del filosofo. Le opere risultano costruite secondo la simbologia del 12 (esempi
al paragrafo 8) seguendo la scala musicale pitagorica di 12 note. L'Apologia è di 1.200 linee, Protagora, Cratilo, Filebo e Simposio di 2.400, Gorgia di 3.600, la Repubblica 12.000.

La simbologia del 12. Secondo Kennedy, Platone ha organizzato i suoi scritti in base alla scala musicale di 12 note usata dai pitagorici. La teoria di Kennedy è che Platone contasse le linee delle sue opere per inserire, a intervalli regolari, "messaggi simbolici". «Scoprire come lo ha fatto - aggiunge lo studioso - significherebbe aprire la porta di un labirinto dove ancora oggi si nascondono i messaggi segreti» che il filosofo avrebbe voluto traghettare nel tempo.

Scritti come testi musicali. Ci sarebbe anche un altro elemento a sostegno della tesi di Kennedy. Secondo la teoria musicale degli antichi greci, alcune note sono armoniche altre dissonanti. Platone avrebbe inserito concetti positivi quali la virtù e la bellezza, in coincidenza delle note armoniche, concetti negativi quali i vizi e la vergogna in corrispondenza di note dissonanti.

I dubbi sulla teoria. «I testi venivano trascritti dagli scriba che seguivano regole di scrittura del tempo» sottolinea Giorgio Stabile, docente di Storia della Scienza presso la facoltà di Filosofia della Sapienza, esperto del pensiero filosofico e scientifico dall'antichità al XVII secolo. «Ogni grande autore - aggiunge il professor Stabile - scriveva seguendo un certo ritmo, il ritmo della parola, nelle opere di Dante ad esempio, a metà delle cantiche c'è sempre qualche frase, concetto eccezionale, perché sentivano il ritmo della scrittura». Il professor Stabile parla piuttosto della presenza di un «implicito codice geometrico usato da Platone a livello concettuale presente ad esempio nella Repubblica». Per il professore in assenza di prove concrete ci si trova di fronte a quello che può definirsi semplicemente "guardonismo". Il docente conclude con una battuta: «Se ci si mettesse ad analizzare la disposizione numerica e geometrica dei sampietrini, scommettiamo che uscirebbe fuori qualche teoria?». Forse sì, forse qualcuno lo sta già facendo.

http://www.ilmessaggero.it/

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