15 feb 2010

I Templari esistono ancora

Resiste alle persecuzioni e al tempo il fascino dei monaci guerrieri dai bianchi mantelli e dalla croce vermiglia sulla spalla destra. 
 Sono cinquecento ancor oggi i Templari in Italia, che si riconoscono nell'Ordine Sovrano e Militare del Tempio di Gerusalemme. Hanno sede a Trieste e 'viaggiano', comunicano e si 'incontrano' on line con l'antico grido: "Non nobis Domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam".

A rivelare quale è la loro missione nel Terzo Millennio è il Gran Priore Walter Grandis in un libro dal titolo 'Templari: il vero segreto' (WGE edizioni, Trieste, pp. 115) che in poco tempo ha esaurito la prima edizione. ''Attuali nel loro progetto di ricerca e di vita - spiega Grandis, citando il saggio di Franco Cuomo, lo scrittore scomparso nel 2007, pubblicato come introduzione al suo libro - i templari incarnano un modo di essere che si comprende solo da iniziati, una regola di vita che ha nel volto dell'altro la ragione di una storia che dura da millenni. Sulla spada - riferisce - c'è una sola parola e azione: quella di proteggere i pellegrini e coloro che cercano. Il messaggio è stare insieme per custodire e costruire''.

Così Grandis attraverso le sue pagine conduce per mano il lettore guidandolo tra antichi e nuovi Cavalieri del Tempio, puntando il dito contro ''piccoli gruppi pseudo-templari che nascono come funghi minando la credibilita' di ricerche più serie''. ''Purtroppo - dice - non esiste un 'copyright templare' e chiunque la mattina può svegliarsi decidendo di dar vita a un nuovo ordine, magari per lucrarci su con la richiesta di salatissime quote d'ingresso. Questi sono mercanti del tempio, non Cavalieri''. Niente a che vedere con il segreto che scorre, spiega Grandis, sotto l'aquila bianconera che ha due insegne: una per scrutare il futuro, l'altra il passato. Un ''segreto per scoprire il quale occorre avere un cuore puro''.

I cavalieri di Grandis, quelli che lui definisce i 'veri templari', sono poco più di 500, da Nord a Sud dell'Italia e altrettante sono le dame e gli scudieri. Riuniti in 'commende', l'equivalente delle officine massoniche, nell'era di internet, oltre alla spada i neo-templari hanno un sito di riferimento: Templariditalia.it. L'Ordine pubblica periodicamente un ''Annual Report'' e dei bollettini ''News'' che vengono inviati a iscritti e simpatizzanti. Sede a Trieste, i cavalieri si riuniscono spesso in castelli o chiese, ma non adottano coreografie da figuranti storici: indossano un mantello simbolico (bianco per i cavalieri e nero per le dame), con la tradizionale croce rossa.

La vera leggenda? Più che sulla loro fine quella che avvolge, spiega Grandis, la loro nascita, dopo la conquista di Gerusalemme. ''Nove Cavalieri si trovano sotto un Tempio e cambiano il mondo; a loro viene affidata una scuderia capace di contenere novemila cavalli. Poi la scoperta di cose indicibili per quei tempi. Da lì in poi, Cavalieri inattuali lo saranno sempre…''.

Erano uomini forti e ''costruttori di senso, come gli antichi massoni. E oggi l'antico sigillo dei due cavalieri sul medesimo cavallo è una storia che esce dalla leggenda per farsi ancora presenza e futuro''. Nel libro del Gran Priore si scopre anche come vivevano i monaci guerrieri, che cosa mangiavano e il perché dell'espistassi da cui erano afflitti. E non manca neache una stoccata indirizzata oltre Tevere, laddove si spiega che per il ''Processus contra Templarios'', progetto editoriale dell'Archivio segreto vaticano, verranno riprodotte ''quattro pergamene con annotati 38 verbali di interrogatori. Bel documento davvero, peccato - rimarca Grandis - il prezzo di vendita che è di 5.900 euro a copia e l'edizione limitata a 799 esemplari, per un fatturato di 4.714.100 euro''.

Una storia mai chiusa, dunque, perché ''i Templari esistono anche oggi. E' un Ordine che si cercò di sopprimere con la forza ma non fu mai sciolto, per questo non può essere ricostituito'', spiega ancora l'autore de 'I Templari: un segreto', ricordando il rogo di Jacques de Molay a Parigi nel marzo del 1314.

E a chi gli chiede quale è il messaggio degli antichi cavalieri declinato per il nostro tempo, il custode del Gran Priorato risponde: ''Quello di ribadire che si può essere veramente accomunati dalla fratellanza. E non rinunciare alla battaglia che è quella della speranza contro la spada dell'intolleranza''.

Un templare non è legato a nessuno, se ne va senza salutare. La sua forza è nella solitudine, si dirige dove gli viene detto e dove il Tempio lo chiama. Non a caso il rituale d'iniziazione dei neo-templari recita: ''Signori, secondo l'antica regola dell'obbedienza, sappiate questo: quando vorrete rimanere a Occidente sarete inviati a Oriente, quando vorrete stare svegli potrà esservi ordinato di riposare, quando vorrete prendere la parola, potra' esservi chiesto di tacere''. http://www.adnkronos.com/IGN/

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