25 gen 2010

La Gioconda è un autoritratto di Leonardo?

Singolare richiesta di un gruppo di studiosi italiani intenzionati a fare chiarezza sull’identità che si cela dietro al volto de La Gioconda, l’opera più celebre di Leonardo da Vinci, dipinta tra il 1503 e il 1506 e che, in particolare modo negli ultimi anni, è stata oggetto di studi e al centro delle più disparate teorie. Il mondo scientifico è diviso.



La natura umanizzata della Monna Lisa torna a fare discutere. Questa volta il dipinto più celebre al mondo, che trova dimora tra le pareti del Louvre di Parigi, porterà alla riesumazione dei resti del genio del Rinascimento italiano. Da un anno il team diretto da Silvano Vincenti attende l’autorizzazione a procedere e, stando a quanto riporta il Times, il via libera dovrebbe arrivare entro la prossima estate. L’analisi dei resti permetterà di comprendere diversi aspetti della sua vita, oltre a rendere possibile la ricostruzione del volto, al fine di capire se La Gioconda è realmente un autoritratto di Leonardo travestito.

Questa teoria è stata formulata da Lillian Schwartz, studiosa americana che con l’ausilio del computer ha identificato alcune somiglianze somatiche tra da Vinci e la Monna Lisa, accendendo la curiosità di molti tanto da scalzare quelle che sembravano essere le ipotesi più accreditate, ovvero che il volto de La Gioconda fosse quello della madre dell’eclettico Leonardo oppure quello di Lisa Gherardini, moglie di Francesco Bartolomeo del Giocondo.

Una volta ricevute le opportune autorizzazioni, sarà necessario verificare che i resti siano veramente quelli di Leonardo che, alla sua morte nel 1519, venne sepolto nella città francese di Amboise e dei quali non vi è più traccia certa dopo i numerosi saccheggi avvenuti tra il sedicesimo e il diciottesimo secolo. Dopo avere effettuato la datazione al carbonio 14 sarà necessario comparare il DNA con quello dei resti di alcuni suoi parenti, attualmente sepolti nel bolognese. Gli esami che verranno effettuati tenderanno anche a chiarire quale fu la causa del decesso di Leonardo. Ad oggi le teorie più accreditate indicano senza certezza la sifilide, la tubercolosi o l’avvelenamento dovuto alla continua esposizione ai pigmenti tossici che venivano usati dai pittori dell’epoca. Questo ciclo di studi sta spaccando il mondo scientifico, ai numerosi cenni di incoraggiamento si contrappongono anche severi moniti, Nicholas Turner del Getty Museum di Los Angeles commenta: “iniziativa un po’ folle, è evidente che nella testa di molti Leonardo è un tarlo. Se fosse vivo ne sarebbe amareggiato”.

Giuditta Mosca

http://www.tgcom.mediaset.it/

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