27 dic 2009

I simboli del presepe

di alessia giovannini


E’ una di quelle tradizioni antiche e ricchissime di simbolismo che, purtroppo, si va perdendo. Il presepe fa la sua comparsa sempre più raramente nelle case addobbate per Natale e molti di noi ne hanno un ricordo d’infanzia (ormai lontano), quando “fare il presepe” era uno dei divertimenti maggiori dei bambini e un vero impegno per tutta la famiglia.

Eppure, il presepe non è e non è mai stato un semplice addobbo natalizio: è portatore, invece, di molteplici significati simbolici e rituali che si perdono nella notte dei tempi e che hanno un fascino davvero incredibile. Riscoprire quei significati, vuol dire portare alla luce il significato più profondo dell’esistenza umana, con tutte le sue contraddizioni e misteri. Vuol dire rinnovare un rituale antichissimo e meraviglioso che ci parla del Bene e del Male, della Luce e dell’Oscurità, dell’Ignoranza e della Consapevolezza, della Perdizione e della Salvezza…

LA VITTORIA DELLA LUCE SULLE TENEBRE

La tradizione vuole che il Presepe Italiano abbia avuto origine con S. Francesco d’Assisi che nel 1223 a Greccio realizzò la prima rappresentazione vivente della Natività. Nei secoli successi, il presepe fece il suo ingresso prima nelle chiese, poi nelle case dei nobili e infine in quelle del popolo. Pian piano la scena tradizionale della Grotta con Maria, Giuseppe, il Bambinello, il bue e l’asino si ampliò di personaggi “pagani” e popolari fino a giungere così ampliato ai giorni nostri.

Nell’antichità il Presepe era un rituale che rappresentava (come molti altri rituali Natalizi) la vittoria della Luce sulle Tenebre e la Rinascita spirituale. Era un vero e proprio rituale salvifico che coinvolgeva tutta la famiglia per l’intero periodo natalizio: si deponeva il Bambino nella mangiatoia a mezzanotte precisa del 24; si facevano avvicinare il re Magi pian piano alla grotta nei giorni successivi; il 6 gennaio si facevano scendere i Magi da Cavallo per permettergli di portare i doni al Bambin Gesù.

Oggi, il Presepe che noi conosciamo è ricco di simbolismi: alcuni provengono direttamente dal racconto evangelico, altri hanno origine pagane e pre-cristiane. Di certo, nella tradizione natalizia non esiste nulla di più simbolico, esoterico e ricco di significati spirituali quanto il Presepe.

I SIMBOLI NASCOSTI

Moltissimi sono i simboli nascosti nel presepe che rappresentano il cammino “terreno” dell’uomo dall’ignoranza alla consapevolezza, dal sonno al risveglio, dalla morte alla rinascita, anche con il suo alternarsi di cicli e stagioni.

La grotta, per esempio, non viene esplicitamente citata da nessuno dei 4 evangelisti, ma proviene dalla tradizione di moltissime culture in cui rappresentava la porta d’accesso al regno dei misteri: il varcarla significa entrare in un mondo sconosciuto ed oscuro, l’unico dove il mistero (lontano dagli occhi dei profani) può prendere vita.

Il bue e l’asinello – secondo la tradizione - simboleggiano il popolo ebreo (il bue) e il popolo pagano (l’asino), mentre le vesti o i cavalli dei tre Magi richiamano i tre colori della trasformazione alchemica della coscienza verso la consapevolezza assoluta (“nigredo”, “rubedo” e ”albedo”): il loro è il viaggio iniziatico dell’uomo verso l’auto-realizzazione e richiama anche il cammino giornaliero del sole, bianco all’aurora, rosso al pomeriggio e nero durante la notte, secondo un ciclo a cui nessuno – né la natura e né gli uomini – possono sfuggire.

Molti elementi – oggi divenuti tradizionali ed indispensabili per dare vita ad un vero presepe – prendono origine dal Presepe napoletano che nell’arco dei secoli ha aggiunto personaggi “popolari” e simbolismi medievali.

Tra i personaggi principali c’è Benino, il pastorello dormiente. Rappresenta il cammino da affrontare fino alla grotta centrale (dove il mistero verrà svelato) e per questo motivo è di solito posto su un’altura, ad indicare l’inizio del percorso. Benino dorme e sogna: soltanto una condizione di non-coscienza, o di coscienza alterata ci può permettere un viaggio iniziatico/evolutivo come questo in cui il fine ultimo è il Risveglio e la Rinascita della coscienza a un livello superiore, oltre la sfera terrena. Il sonno inoltre è pieno di simboli, gli unici in grado di svelare la relazione tra il Cielo e la Terra a coloro che posseggono gli strumenti per capire, secondo una concezione “settaria” che per molto tempo ha caratterizzato i viaggi iniziatici.

Altri personaggi popolari sono altrettanto ricchi di significato: la Lavandaia è colei che purifica le vesti dei defunti ed è anche metafora del parto (levatrice/lavatrice); la Zingara è allusione all’elemento lunare e profetico e simboleggia la profezia della venuta del Cristo: viene sempre posta vicino a un Pozzo (l’apertura che mette in comunicazione l’Alto e il Basso, il Cielo e la Terra) o a una Fontana. Anche la Fontana, a sua volta, richiama i luoghi umidi delle credenze popolari dove solitamente si manifestavano fatti magici e dove avvenivano “incontri” inspiegabili. La tradizione riconosce inoltre nella figura della giovane che si accinge ad attingere acqua, con in mano la brocca da riempire, una metafora dell’episodio evangelico dell’Annunciazione e del concepimento di Maria (acqua come grembo materno e come fonte primaria di vita). La Zingara con il bambino in braccio alluderebbe invece alla fuga in Egitto di Maria.

L’osteria con l’Oste ha un significato profondissimo: nel presepe napoletano esso è l’incarnazione del Male e del Diavolo. Da sempre il diavolo si presenta in vesti camuffate agli uomini: il suo fine è di attrarli verso il male senza che questi possano averne coscienza e di manifestarsi (eventualmente) solo a compito avvenuto. Nel presepe, l’Oste attira la gente nell’osteria e lì, tra l’ebbrezza del vino e del cibo, obnubila la coscienza e impedisce agli uomini di accorgersi che poco più lontano il Figlio di Dio sta venendo alla luce, dando vita al mistero più grande di tutti i tempi. In altre tradizioni il diavolo può essere impersonato dal panettiere o dal fornaio: il pane materiale che ha preso vita in un forno, simbolo del fuoco dell’Inferno, sostituisce quello spirituale e sazia il corpo senza nutrire lo spirito.

Anche il Pescatore e il Cacciatore hanno una collocazione scenica significativa: entrambi sono vicini alle acque di un fiume, dove “tutto scorre”, compresa la vita stessa. Mentre il Pescatore allude al Pescatore di anime che sarà il Cristo (e al pesce come nutrimento cristico) e quindi viene posizionato in alto; il Cacciatore sta in basso e rappresenta la caccia “terrena” finalizzata alla sola sopravvivenza del corpo.

Elementi scenici importantissimi sono: il Ponte, simbolo del passaggio all’Aldilà; il Mulino fornito di ruota o di pale: i giri ricordano il tempo che trascorre, passa e ricomincia. La macina che schiaccia il grano per produrre la farina diviene sinonimo della morte che precede la vita: dalla farina infatti prenderà vita il pane, nutrimento indispensabile per la vita stessa. (E’ importante ricordare che il Presepe è simbolo anche del ciclo vitale terreno con le stagioni che si susseguono secondo un’ottica antica e “agricola”: il raccolto andato a buon fine finisce nel mulino e qui si trasforma in cibo vitale).

Le pecore, infine, rappresentano il popolo di Dio di cui Cristo è unico Pastore.

http://www.ekidiluce.it/articoli-benessere.php?art=218

1 commento:

  1. Qual'è la fonte: Claudio Widmann? Se si, meglio citare!

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