12 ott 2009

La Sacra Sindone




Scomparsa dalla cappella degli imperatori bizantini durante il tremendo saccheggio di Costantinopoli consumato durante la quarta crociata nel 1204, per alcuni secoli non si e' saputo piu' nulla della Sacra Sindone.
L'Osservatore Romano fa sua oggi l'ipotesi che quegli "anni oscuri" durante i quali le fonti storiche non parlano della sindone corrispondano "in realta' al periodo in cui la reliquia fu custodita in assoluto segreto dai Templari".

"A suo tempo - scrive sul giornale del Papa la studiosa Barbara Frale, officiale della Biblioteca Vaticana - la tesi suscito' molti entusiasmi poiche' permetteva di dare risposte coerenti a tanti punti non chiariti che ancora permanevano sulla storia della sindone e sul processo contro i Templari". E in realta' tra "le accuse avanzate contro di loro dal re di Francia c'era quella di adorare segretamente un misterioso 'idolo', un ritratto che raffigurava un uomo con la barba", per alcuni studiosi proprio la sindone di Torino, "chiusa in una teca speciale fatta apposta per lasciar vedere solo l'immagine del volto, e venerata in assoluto segreto in quanto la sua stessa esistenza all'interno dell'ordine era un fatto molto compromettente: l'oggetto era stato rubato durante un orribile saccheggio, sugli autori del quale Papa Innocenzo III aveva lanciato la scomunica, e anche per il traffico delle reliquie era stata sancita la stessa pena dal concilio Lateranense IV nel 1215". Secondo la Frale, che sta per pubblicare in un libro i risultati delle sue ricerche, "i Templari si procurarono la sindone per scongiurare il rischio che il loro ordine subisse la stessa contaminazione ereticale che stava affliggendo gran parte della societa' cristiana al loro tempo: era il miglior antidoto contro tutte le eresie". Infatti "i catari e gli altri eretici affermavano che Cristo non aveva vero corpo umano ne' vero sangue, che non aveva mai sofferto la Passione, non era mai morto, non era risorto; per questo non celebravano l'Eucarestia, considerata a loro giudizio un rito privo di senso non avendo Cristo mai avuto una vera carne".
E con la sua ricerca, a trent'anni dalle prime ipotesi di Wilson sul passaggio della Sindone nella mani dei frati combattenti poi sterminati da Filippo il Bello, la studiosa vaticana ritiene di aver trovato "molti tasselli" a sostegno di questa tesi della quale allora - ammette l'articolo - la comunita' scientifica rimase insoddisfatta in quanto le prove documentarie addotte apparivano tutto sommato scarse.

E scrive che nella teca costruita dai Templari "la sindone portava l'immagine impressionante di quel corpo massacrato proprio come era avvenuto a Gesu' secondo i Vangeli: si vedeva tutto, la carne dei muscoli tesi nella rigidita' che accompagna le prime ore dopo la morte, il volto gonfio sotto l'effetto delle percosse, la pelle strappata dagli aculei del flagello. L'umanita' di Cristo sopraffatta dalla violenza degli uomini, quell'umanita' - conclude - che i catari dicevano immaginaria, si poteva invece vedere, toccare, baciare".

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