29 giu 2016

Codex purpureus rossaniensis

I colori, sulle pagine rossastre, ora risplendono ancora di più: è terminato il restauro del Codex purpureus rossaniensis, considerato uno dei più antichi libri illustrati al mondo e inserito dal 2015 nel registro Unesco della memoria del mondo. Si tratta di un evangelario miniato su fogli di pergamena color della porpora, risalente al VI secolo e ritrovato nel 1789 nella cattedrale di Rossano, in provincia di Cosenza. E proprio nella cittadina bizantina della costa ionica calabrese torna ora il volume, messo in sicurezza da una nuova più bilanciata rilegatura dopo tre anni di indagini e di analisi nei laboratori romani dell'Istituto Centrale per il Restauro e la Conservazione del Patrimonio Archivistico e Librario (Icrcpal) che ne hanno confermato il valore incommensurabile e l'origine orientale. Nelle sale del museo diocesano, completamente rinnovate e arricchite da un allestimento multimediale, ci sarà una super teca climatizzata che ne consentirà una monitoraggio continuo

http://www.repubblica.it/cultura


Nel Codex Purpureus Rossaniensis sono conservate perfettamente 14 minuature, delle quali ben 12 raffigurano episodi del Vangelo che rappresentano i miracoli di Cristo e le principali vicende tratte dal Vangelo. Uno degli episodi fondamentali riproduce il Canone della concordanza degli evangelisti, mentre l’ultima raffigura l’evangelista Marco. Sono presenti anche raffigurazioni di Ponzio Pilato.

10 feb 2016

Scoperte centinaia di galassie oltre la Via Lattea

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(ANSA) - MILANO, 9 FEB - Osservate per la prima volta centinaia di galassie 'nascoste' dietro la Via Lattea: con miliardi di stelle, sono dotate di una massa di cui finora si era ignorata l'esistenza e che potrebbe finalmente spiegare il mistero del 'Grande attrattore', l'anomalia gravitazionale che sta richiamando a sé la nostra galassia facendola correre alla velocità di due milioni di chilometri all'ora. La scoperta è di un gruppo internazionale di ricerca, che pubblica su Astronomical Journal i dati raccolti grazie al radiotelescopio Parkes del Consiglio nazionale delle ricerche australiano (Csiro).
    ''La Via Lattea è meravigliosa ed è molto interessante studiarla, ma purtroppo blocca completamente la visuale delle galassie più distanti che le stanno dietro'', spiega il coordinatore dello studio Lister Staveley-Smith, dell'università dell'Australia occidentale. ''Abbiamo usato un'ampia varietà di tecniche - aggiunge l'astronoma Renée Kraan-Korteweg dell'università di Cape Town - ma solo le osservazioni nelle onde radio ci hanno permesso di guardare attraverso gli spessi strati di polveri e stelle che stanno in primo piano''. Grazie ad un innovativo ricevitore montato sul telescopio australiano, i ricercatori sono così riusciti a identificare ben 883 galassie 'nascoste', un terzo delle quali non era mai stata vista prima.
    ''Contando che una galassia contiene in media 100 miliardi di stelle - continua Renée Kraan-Korteweg - la scoperta di centinaia di nuove galassie nascoste dietro la Via Lattea indica la presenza di una massa importante di cui non conoscevamo l'esistenza''. Questa potrebbe spiegare il mistero del 'Grande attrattore', l'anomalia gravitazionale che sta richiamando a sé centinaia di migliaia di galassie (compresa la nostra) con una forza attrattiva pari a quella di un milione di miliardi di soli. (ANSA)

La Cia ha rilasciato 10 X-Files veri

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In occasione della trasmissione della nuova serie di X-Files, anche la CIA ha pubblicato 10 X-Files veri. Si tratta di una serie di casi verificatisi in diverse parti del pianeta e raccolti dalla Central Intelligence Agency nel periodo compreso tra il 1952 e il 1953.

Questi documenti fanno parte della vasta serie resa pubblica a partire dalla fine degli anni Settanta (vedi l'elenco completo) e includono due tipi di resoconti: quelli ancora inspiegabili, che l'agente Fox Mulder avrebbe utilizzato per persuaderci dell'esistenza di un'attività extraterrestre; e quelli che hanno una spiegazione scientifica, e per questo motivo più adatti allo scetticismo dell'agente Dana Scully. Ad ogni modo, sono tutti molto interessanti e insoliti.

Per esempio, merita attenzione un caso di incontro ravvicinato del terzo tipo. Oscar Linke, 48 anni,  fu testimone insieme a sua figlia, dell’incontro con una “enorme padella volante”, con un diametro di circa 15 metri, adagiata in una radura della foresta tedesca. Era il 1952.

Lasciata la moto sulla quale i due stavano viaggando, si avvicinarono all’UFO dapprima fino a 45 metri di distanza, poi Oscar, lasciata la figlia a distanza di sicurezza, fino a 10 metri dall'oggetto. A quel punto riuscì a osservare la presenza di due esseri dalle sembianze umane vestiti con tute lucide e metalliche che armeggiavano e lavoravano su quella che sembrava un'astronave. La presenza di Linke destò in loro paura o sospetto e e così, “impauriti”, ritornarono velocemente dentro la loro navicella che ripartì verso il cielo.

La stessa CIA ha pubblicato una serie di istruzioni molto pratiche su “Come indagare su un disco volante”. Eccole in breve:

1. Stabilire un gruppo che indaghi e valuti gli avvistamenti
2. Decidere quali sono gli obiettivi della vostra indagine
3. Consultare gli esperti
4. Creare un sistema per gestire i resoconti in modo da organizzare i nuovi casi che arrivano
5. Eliminare i falsi positivi
6. Sviluppare metodi per identificare gli aerei comuni e altri fenomeni aerei spesso scambiati per UFO
7. Esaminare la documentazione dei testimoni
8. Condurre esperimenti controllati
9. Raccogliere ed esaminare reperti fisici e forensi
10. Disincentivare le segnalazioni fasulle.

http://www.focus.it/

01 giu 2015

Allo studio il Gran Canyon di Perth, nell'Oceano Indiano al largo delle coste dell'Australia occidentale.



ANSA - Coralli solitari, cespugli di corallo rosso, ma di una specie diversa da quella che s'incontra in Mediterraneo, e piccole scogliere viventi e subfossili di coralli coloniali. E' quanto ha scoperto un team internazionale, che comprende l'Ismar-Cnr di Bologna, esplorando per la prima volta il Canyon di Perth, nell'Oceano Indiano al largo delle coste dell'Australia occidentale. I ricercatori hanno mappato in dettaglio 4.000 chilometri quadrati di questa grande incisione nel margine continentale australiano che ha all'incirca le dimensioni del Grand Canyon americano ma con una profondità di quasi 4.200 metri. I campionamenti permetteranno di comprendere meglio l'evoluzione climatica degli oceani. "Abbiamo trovato - spiega Marco Taviani dell'Ismar-Cnr - il corallo solitario di profondità (Desmophyllum dianthus) che, in una parete verticale del Canyon, si presenta come una sorta di muro formato da numerosissimi individui. Le associazioni più ricche sono state individuate per la prima volta fra i 600 e i 1.000 metri di profondità. Essendo una specie diffusa in tutto il mondo, incluso il Mar Mediterraneo, la scoperta permetterà di comprendere meglio la distribuzione geografica della fauna che si cela nelle grandi profondità marine". "Le analisi di laboratorio - aggiunge Paolo Montagna dell'Ismar-Cnr - forniranno, inoltre, importanti dati sull'evoluzione climatica degli oceani, dato che gli scheletri calcarei di questi coralli sono autentici archivi della storia del mare. I loro 'cugini' mediterranei sono stati rivelatori della variazione della temperatura e fertilità del mare, fornendo indicazioni per gli scenari futuri sul riscaldamento globale e sulla progressiva acidificazione delle acque marine". Infine la datazione dei coralli fossili permetterà di comprendere meglio la storia evolutiva di uno dei più diffusi ma inosservati ecosistemi dell'intero pianeta, le scogliere coralline di grande profondità.

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